La mascotte di Lalango
La macroglossa
Macroglossum stellatarum · sfinge colibrì
D'estate la vedi davanti alla lavanda: ferma a mezz'aria, un ronzio, una lunga proboscide che pesca il nettare. Sembra un colibrì, ma è una falena. Ed è molto meno spensierata di quanto sembri: vive con un metabolismo così esigente da stare sempre a un passo dal restare senza energia.
Un colibrì che non è un colibrì
Insetto e uccello sono separati da centinaia di milioni di anni di evoluzione, eppure sono arrivati alla stessa soluzione per lo stesso problema: bere il nettare in fondo ai fiori restando sospesi in volo. È uno degli esempi più estremi di convergenza evolutiva in natura.
Guardarla come un semplice spettacolo da giardino vuol dire perdersi la parte più interessante: dietro quella grazia c'è una lotta continua per far quadrare i conti dell'energia.
Ottanta battiti al secondo
Per restare immobile davanti a un fiore batte le ali fino a 70–85 volte al secondo. Uno sforzo del genere brucia ossigeno e zuccheri a un ritmo altissimo.
Le riserve sono così scarse che, con ogni probabilità, una giornata di pioggia o un calo improvviso di temperatura che le impedisca di nutrirsi può bastare a farla crollare.
Un motore da scaldare
Come gli altri insetti non mantiene da sola una temperatura corporea costante. Prima di decollare fa vibrare a vuoto i muscoli del torace, finché superano i 40 °C.
Se fa fresco, è plausibile che una buona parte del nettare raccolto serva soltanto a tenere acceso il motore.
Una memoria da navigatrice
Per essere un insetto ha una memoria spaziale straordinaria: mappa il territorio, impara forme e colori dei fiori e torna sulle stesse piante ogni giorno, spesso alla stessa ora.
Più che intelligenza fine a sé stessa, probabilmente è una necessità: con margini di energia vicini allo zero, non può permettersi di esplorare alla cieca.
Il prezzo di una nicchia
Ha rinunciato a qualsiasi riserva di sicurezza pur di arrivare dove le altre non arrivano: il fondo dei fiori a calice profondo. Quella che sembra eleganza è l'esito di un compromesso estremo.
Perché è la nostra mascotte
Il suo nome viene dal greco: makrós, “lungo”, e glôssa, “lingua”. Una lingua lunga, appunto. Per noi anche una lingua da imparare.
Come lei, si impara tornando ogni giorno sugli stessi fiori: la stessa canzone, la stessa frase, finché non diventa tua. Pochi minuti, ma con costanza.
E ogni estate attraversa l'Europa, migrando dal Mediterraneo fin oltre le Alpi. Una viaggiatrice europea, come vogliamo diventare noi: una lingua dopo l'altra.